
La psicoterapia è uno strumento che “aiuta a ristabilire la persona sulla via dell’autorealizzazione e dello sviluppo, lungo la linea indicata dalla natura interiore” (Maslow).
Il mio approccio di appartenenza è quello della psicoterapia psicoanalitica, secondo questo approccio lo psicoterapeuta lavora con il paziente, che è il “vero esperto di sè”, instaurando una relazione di fiducia e di ascolto, attraverso cui lo aiuta a costruire una narrazione di sè, a dare significato agli eventi e al suo vissuto, “dando un senso alle storie della nostra vita possiamo acquisire una maggiore capacità di autocomprensione, che ci consente di rendere più coerenti le nostre esperienze emozionali, le nostre visioni del mondo e le relazioni che stabiliamo” (Siegel & Hartzell).
Attraverso la relazione terapeutica il paziente può potenziare le proprie risorse ed imparare ad accettare i propri limiti, può riconoscere come dietro ad ogni comportamento vi siano delle motivazioni profonde, di cui a volte siamo poco consapevoli, che ci fanno ripetere azioni e schemi di comportamento che possono farci soffrire.
Il percorso terapeutico conduce ad una maggiore consapevolezza e comprensione di sè, per questa ragione spesso di utilizza la metafora del viaggio in cui psicoterapeuta e paziente viaggiano insieme: l’obiettivo non è quello di scoprire nuovi mondi, ma divenire consapevoli di nuovi modi di essere, di vedere e di vivere il mondo.
Gli incontri di psicoterapia hanno una durata di 45 minuti e possono essere svolti in presenza o – all’occorrenza – online. Il numero di incontri non è definibile a priori, è possibile, ovviamente, lavorare per obiettivi condivisi.
La psicoterapia non ha limiti di età: può essere utile con bambini, adolescenti e adulti, variano – ovviamente – le tecniche utilizzate: nell’infanzia si utilizzano il gioco, il disegno, le favole, strumenti attraverso cui il bambino mostra il proprio mondo interiore, le proprie emozioni, i propri ricordi e così via. Attraverso queste modalità “giocose” lo psicoterapeuta entra in relazione con il bambino per lavorare.

Nel tempo ho arricchito la mia formazione iniziale di nuovi strumenti e tecniche che nascono anche da altri approcci psicologici (in particolare il cognitivo costruttivista e il cognitivo comportamentale) per poter fornire una risposta sempre più personalizzata sul paziente e sui suoi bisogni. Tra queste tecniche vi sono tecniche psicoeducative, immaginative, di rilassamento (rilassamento progressivo di Jacobson, respirazione lenta), mindfulness, etc.
Di seguito, invece, alcune tecniche psicoterapiche sulle quale mi sono specializzata.
L’EMDR (Eye Movement Desensitization and Reprocessing) è un approccio psicoterapeutico evidence-based (ossia basato sull’evidenza, gode – infatti – di un’ampia letteratura scientifica che ne sostiene l’efficacia) che utilizza la stimolazione bilaterale. È riconosciuto come il trattamento maggiormente efficace per il Disturbo Post Traumatico da stress (Organizzazione Mondiale della Sanità, 2013), ossia come trattamento adatto alle persone che hanno subito uno o più eventi traumatici (ad esempio aggressioni, abusi, violenze psicologiche e/o fisiche, catastrofi naturali e non, incidenti). Durante il trattamento si lavora sul ricordo disturbante neutralizzando le emozioni negative associate ad esso e associando al ricordo nuovi significati più funzionali, in questo modo si rielaborano i ricordi che non lo erano.
Il trattamento può essere utilizzato sia da solo sia come strumento integrato all’interno di una psicoterapia più lunga, lavorando così su altri disturbi come l’ansia, la depressione, le fobie, il lutto, i sintomi somatici e le dipendenze.
Il trattamento si basa sulla stimolazione bilaterale che può essere oculare (muovere gli occhi seguendo le dita del terapeuta) oppure tramite tamburellamenti (sulle mani del paziente). Nonostante la presenza dei movimenti oculari nel trattamento non si tratta di una forma di ipnosi: il paziente è vigile durante le fasi del trattamento. La stimolazione bilaterale permette di attivare un processo neurofisiologico (attivo naturalmente nel sonno REM) che permette di integrare aspetti cognitivi del ricordo con aspetti emotivi e somatosensoriali.
Per maggior informazioni si rimanda al sito dell’Associazione Italiana EMDR.
La Schema Therapy integra diverse terapie e tecniche (tecniche immaginative e la “tecnica delle sedie”) che permettono di concettualizzare e trattare una varietà di problematiche. Un aspetto centrale del modello della Schema Therapy è il concetto di bisogno emotivo primario: se abbiamo fatto esperienza in epoca precoce di un non
soddisfacimento adeguato di questi bisogni, nel medio e lungo periodo, si sviluppano degli schemi maladattivi precoci che “influenzano emozioni, memoria, percezioni sociali, e pattern interazionali e comportamentali” (Arntz & Jacob, 2013). L’obiettivo della Schema Therapy è soddisfare questi bisogni emotivi primari aiutando il paziente a modificare strategie di coping e risposte disadattive con nuove strategie più adattive, rafforzando l'”adulto sano” presente in noi, che accudisce e valorizza la nostra parte vulnerabile, modifica condotte disfunzionali per vivere relazioni sane e autorealizzarsi.
La Compassion Focused Therapy (CFT) che è una tecnica psicoterapica che si basa sulla spiegazione della psicopatologia come mantenimento di uno sbilanciamento rispetto ai tre sistemi di regolazione emotiva presenti nel nostro cervello (protezione dalla minaccia, ricerca di stimoli e risorse, appagamento e sicurezza). In particolare si ipotizza un’iperattivazione del sistema di protezione dalla minaccia per cui la persona risulta costantemente in allerta, propensa all’ipercritica, alla ruminazione. La CFT propone di lavorare su un ribilanciamento dei sistemi allenando il sistema motivazionale della compassione che è connesso al sistema di accudimento.
La Terapia Razionale Emotiva Comportamentale (REBT) che si basa sul principio che le persone reagiscano alla rappresentazione cognitiva degli eventi più che agli eventi in sè, ossia che il pensiero influenzi fortemente le reazioni emotive e che, per ridurre la sofferenza emotiva si possa cambiare il proprio modo di pensare, sostituendo pensieri disfunzionali con pensieri più adattivi.